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Il "re dei belli" (shah-e khuban) nella lirica persiana classica

 

 

Prima pagina del manoscritto del Divan di Hafez Shirazi

All’alba, attratto da aromi di verzura io scesi un po’ nel giardino
Come fa l’usignuolo innamorato, per offrire del balsamo alle nari

A una rosa che tutta si mostrava fissai d’un tratto il mio sguardo
In quelle tenebre sì nere qual lampada chiara ella era splendente

A tal punto pareva della sua Giovinezza e Beltà orgogliosa
che in mille modi dal cuore dell’usignuolo teneva Distacco

Il giglio la lingua al biasimo aveva già estratta qual spada
L’anemone si copriva con lo scudo a mo’ di delatore

Il bel narciso aveva il suo occhio a lacrime di desiderio spalancato
Il tulipano, per brama, innumeri piaghe infliggeva all’anima e al cuore

E questo mi pareva un adoratore del vino col calice in mano
E quello il coppiere degli ebbri, col fiasco già pronto

Gioia, Piacere, Giovinezza al pari della rosa tu stima ricchezza
O Hafez...

(tratto da Hafez, Il libro del Coppiere, a cura di C. Saccone)

 

 

Carlo Saccone nel suo contributo al volume Cenacoli. Circoli e gruppi letterari, artistici, spirituali, tratteggia i caratteri fondamentali della poesia persiana di ispirazione più schiettamente lirica, con una puntuale analisi e grazie a brani esemplificativi tratti dalle opere di numerosi autori vissuti tra il dodicesimo e il quindicesimo secolo.

 

Quando si parla di lirica persiana, ci si riferisce a una tradizione poetica che, sviluppatasi a partire dai primi esperimenti in neopersiano del IX sec., si stabilisce in modo evidente con la prima pleiade dei poeti panegiristi (Farrokhi, Mauchehri, ‘Onsori) e epici (Daqiqi, Ferdowsi, l’autore di un monumentale “Libro dei Re”) della corte dei Samanidi (X sec.) e poi dei Ghaznavidi di Bukhara in Transoxiana (corrispondente all’incirca all’attuale Uzbekistan); consolida poi i propri canoni tra il XI e XII sec. con i grandi panegiristi Anvari e Khaqani, con i mistici Sana’i e ‘Attar, con l’epico-romanzesco Nezami (l’autore di una celebrata Alessandreide), e con l’universalmente noto autore di corrosive sentenziose quartine ‘Omar Khayyam (noto però, anche agli autoctoni, solo a partire dalla riscoperta di due orientalisti europei del XIX sec., il Fitzgerald e il Nicholas).

 

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