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Il Concilio di Ferrara-Firenze: un’occasione mancata per la riconciliazione

 

Fra il 1438 e il 1439 si svolse in Italia il Concilio che nelle intenzioni dei partecipanti, mossi da esigenze ed ambizioni diverse da una parte e dall’altra, avrebbe dovuto ricomporre lo scisma in atto ormai da tempo fra la Chiesa greca e quella latina. Bisanzio era fortemente minacciata dall’avanzata dei Turchi e ambiva a trovare nel papa un valido alleato e nell’Occidente un aiuto militare per proteggere la città di Costantinopoli e l’Impero tutto. Le animate trattative videro la partecipazione di insigni personaggi, fra cui lo stesso basileus Giovanni VIII Paleologo (1425-1448) e l’umanista e filosofo Bessarione. Benché il Concilio, che era stato convocato da papa Eugenio IV (1431-1447), si concluse con la promulgazione della bolla d’unione Laetentur Caeli, gran parte dei firmatari bizantini ritrattarono per varie ragioni la loro sottoscrizione non appena rientrati in patria. Per approfondire il tema si invita alla lettura della voce Concilio di Ferrara-Firenze, redatta da Pio Paschini per l'edizione del 1932 dell'Enciclopedia Treccani.

 

Con questo nome si suol designare il concilio aperto a Ferrara l'8 gennaio 1438 e che, trasferito l'anno seguente a Firenze, proclamò (6 luglio 1439) la unione fra la chiesa greca e quella latina. L'unione raggiunta dal concilio durò di fatto fino alla presa di Costantinopoli (29 maggio 1453), e fu ufficialmente dichiarata rotta da un concilio della chiesa greca tenuto a Costantinopoli nel 1472.

 

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