La nuova "Bibbia di Gerusalemme"
La nuova "Bibbia di Gerusalemme": il successo della sete di verità
Pare proprio che sia vero. Si vendono più Bibbie, ovunque. Crescono le vendite in America, dove l’antico fondamentalismo biblico rinverdisce odii ideologici e l’astio contro le persone omosessuali viene agitato in nome di un letteralismo biblico selezionato con l’anticristiana ipocrisia del «tua culpa, tua culpa, tua maxima culpa». La Bibbia vende bene nell’Europa dove le gerarchie ecclesiastiche d’ogni confessione piangono e piagnucolano mentre il pendolo della “secolarizzazione” giunge a fine corsa: e anziché preoccuparsi delle anime che se ne vanno dovrebbero preoccuparsi di quelle che tornano, convinte di essere mandate a separare grano e zizzania al posto loro ed assai anzitempo.
Anche in Italia la Bibbia (una qualsiasi) torna ad essere comperata: come amuleto, come sussidio o come regalino low cost ideale nelle feste della pastorale dei sacramenti, l’unica che oppone resistenza all’autodenigrazione basata sulle risultanze dei sondaggisti e dei catastali mandati a misurare comunità cadavere o affidate a badanti parrocchiali importati.
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