La filosofia poetica di Dōgen

Sorrisi e abbracci
sabato 22 febbraio 2025 ore 16:30 | Museo d’Arte Orientale | Via San Domenico, 11 Torino
Nella collezione di statuaria indiana, il dio Shiva e la sua consorte Parvati siedono abbracciati con un sorriso lieve, mentre alcune sale più in là, nei bronzi e nei dipinti tibetani, divinità terrifiche dall’aspetto feroce stringono la loro partner tantrica in un abbraccio furioso. A partire da questi spunti, il percorso si sviluppa tra la statuaria di soggetto buddhista e induista proveniente dall’Asia Meridionale e dal Sud-est asiatico e gli oggetti di arte religiosa dallo straordinario impatto visivo che rappresentano lo sterminato pantheon del Buddhismo tantrico.
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Lo stupa. Il monumento del buddhismo
Cinzia Pieruccini |Professoressa di Indologia - Università di Milano
Fondazione Collegio San Carlo | Centro Studi Religiosi | venerdì 06 Dicembre 2024 | ore 17.30
Secondo le fonti il Buddha, in punto di morte, dà istruzioni su come cremare il proprio corpo e deporne i resti in un tumulo, seguendo l’usanza riservata agli eroi e ai personaggi importanti. Quando muore, ovvero entra nel parinirvana, gli otto re delle regioni circostanti si disputano il possesso delle sue ceneri, e infine se le spartiscono: un modo per ribadire, fra l’altro, la sovranità spirituale del Buddha sul mondo intero, simboleggiato appunto dagli otto punti cardinali – i quattro principali e gli intermedi. Ciascuno di questi otto re fa erigere sulla propria parte di reliquie uno di questi tumuli; uno viene innalzato anche per custodirvi il recipiente che aveva ospitato le sacre ceneri, e un altro, sul luogo della cremazione, per deporvi i tizzoni del rogo funebre. In seguito, le reliquie subiscono alcune traversie; finché, narra l’agiografia buddhista, l’imperatore Ashoka (r. 269-232 a.e.e. circa), per glorificare il Buddha, le recupera e le distribuisce addirittura in ottantaquattromila nuovi monumenti commemorativi, sparsi per l’immenso territorio del suo dominio, e alla cui costruzione collaborano anche esseri celesti.
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I mudra nell’arte buddhista
I mudra sono gesti delle mani e posizioni delle dita che nell’arte buddhista rappresentano simbolicamente i vari ruoli e stati mentali del Buddha. Comparvero per la prima volta in alcune statue greco-buddhiste del Gandhara nel I secolo, per poi essere apparentemente codificati già nel III secolo (mudra significa ‘sigillo’ o ‘segno’ in sanscrito).
Poiché le dita della mano dovrebbero rappresentare i cinque livelli di consapevolezza necessari per raggiungere la buddhità, le varie configurazioni gestuali sono considerate una sintesi di questi fattori. I mudra esprimono anche i temi centrali di particolari episodi della vita del Buddha, proponendosi dunque come utili dispositivi narrativi e pedagogici per quanti hanno familiarità con il loro simbolismo. Di norma sono eseguiti da autorevoli figure religiose come il Buddha e i bodhisattva.
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Classic reloaded. Contemporary practice in Buddhist visual culture
Il Mandala della Prosperità
Da venerdì 26 a domenica 28 aprile dalle 10 alle 18, i visitatori del MAO avranno la possibilità di assistere alla creazione di un mandala di sabbia a opera di un gruppo di monaci buddhisti della tradizione tibetana Geluk.
Quella del mandala, fonte di bellezza e perfezione che rappresenta una delle più alte espressioni artistiche e spirituali della tradizione buddhista, è una pratica che prevede la costruzione di un complesso disegno composto da forme geometriche inscritte in un cerchio mediante l’utilizzo di sabbia di vari colori, ciascuno con la sua valenza simbolica.
Frutto di una tradizione risalente a oltre 2500 anni fa, questa pratica è legata ai concetti di prosperità, pace, armonia e soprattutto all’idea di impermanenza e di distacco dalle cose materiali: dopo aver lavorato per giorni alla composizione dell’opera infatti, i monaci autorizzati allo svolgimento della pratica celebrano la cerimonia di dissoluzione, durante la quale la sabbia che compone il mandala viene dispersa in acqua o distribuita alle persone
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MANDALA
Domenica 17 marzo ore 16 | Museo d’Arte Orientale | Via San Domenico, 11 | Torino
L’attività prevede un percorso attraverso l’affascinante galleria dedicata alla Regione Himalayana con particolare attenzione alle preziose thang-ka – i caratteristici dipinti su stoffa – che ci sveleranno il significato dei mandala tibetani fornendo lo spunto per realizzare in laboratorio dei mandala “contemporanei” con materiali inusuali.
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Scoperta in Egitto un'antica statua di Buddha: è la prima fuori dall'Asia
Trovata nel tempio di Iside, di epoca romana, a Berenice, sul Mar Rosso. Realizzata in marmo mediterraneo, si pensa sia stata realizzata ad Alessandria d'Egitto intorno al II secolo d.C.
Una piccola statua di Buddha è stata ritrovata dagli archeologi in un tempio nell'antica città portuale egiziana di Berenice, oggi Medinet el Haras, sul Mar Rosso, e risale all'epoca della dominazione romana. La scoperta è stata annunciata dal Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. La statua, realizzata in marmo mediterraneo, non solo getta una luce sul commercio tra l'Impero romano e l'India, ma è anche la prima raffigurazione di Buddha trovata a ovest dell'Afghanistan.
Racconti di miti attraverso l’arte buddhista e induista
MUCIV - 22 Gennaio - ore 11 - VISITA GUIDATA PER FAMIGLIE / ADULTI
La cultura indiana è fortemente connessa alla dimensione leggendaria, riconducendo l’origine di tutte le cose a una vicenda mitica. La visita guidata alle opere di arte buddhista e induista delle collezioni del Museo delle Civiltà rintraccia queste antiche narrazioni.
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Buddha10. Frammenti, derive e rifrazioni dell’immaginario visivo buddhista
da 20 Ottobre 2022 a 3 Settembre 2023 - A cura di Davide Quadrio e Laura Vigo
Quali significati hanno gli oggetti rituali presenti nelle collezioni del MAO e come venivano utilizzati e percepiti nel loro contesto originario? Perché e come sono entrati a far parte del patrimonio del museo – così come di altri musei di arte asiatica in ambito europeo? E ancora: quali sono i problemi posti dalla conservazione e dal restauro, subordinati al gusto e alle tecniche che cambiano nel tempo? Qual è il rapporto fra buddhismo e nuove tecnologie?
Da queste domande prende avvio la nuova mostra Buddha10. Frammenti, derive e rifrazioni dell’immaginario visivo buddhista, un progetto che parte dalle opere presenti nelle collezioni per aprire prospettive più ampie relative a questioni che riguardano il museo, le sue collezioni e su cosa significa gestire, custodire e valorizzare un patrimonio di arte asiatica in ambito occidentale.