Misticismo sciita

 

Il kit Misticismo sciita, è stato realizzato grazie al contributo di Alessandro Cancian, Senior Research Associate presso l'Institute of Ismaili Studies di Londra. Il kit propone un viaggio attraverso le molteplici forme del misticismo sciita, seguendo il filo che unisce storia, testi fondativi, correnti speculative e figure carismatiche. Dalle radici comuni con il sufismo alle elaborazioni filosofiche dell’età safavide, dall’ermeneutica interiore del Corano alla poesia e alla preghiera come vie di conoscenza, l’irfān emerge come una tradizione viva, stratificata e in continua trasformazione. L’obiettivo è offrire uno sguardo d’insieme capace di mostrare come la dimensione mistica dello sciismo non sia un capitolo marginale, ma uno dei suoi cuori pulsanti, ancora oggi capace di ispirare pensiero, pratica e ricerca spirituale.

Data Creazione:
Gio, 29/01/2026 - 08:00
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Il misticismo sciita - Introduzione

Data: 05 Gennaio 2026
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La spiritualità dell’Imam ‘Ali

 
In questo percorso, dopo aver delineato le radici storiche e le molteplici forme del misticismo sciita, possiamo avvicinarci a una delle sue fonti spirituali più influenti. Comprendere come sciismo, sufismo e ʿirfān si siano intrecciati nel corso dei secoli ci permette infatti di riconoscere la profondità delle intuizioni che hanno plasmato la sensibilità mistica dell’Islam imamita.
A questo punto, è naturale rivolgere lo sguardo ai testi che, più di altri, hanno contribuito a definire l’immaginario spirituale degli sciiti. Il Nahj al‑Balāgha, attribuito all’Imam ʿAlī, offre una chiave privilegiata per entrare nel cuore di questa tradizione: nei suoi sermoni, nelle sue lettere e nei suoi detti si riflettono una visione etica, una tensione interiore e un linguaggio della trascendenza che hanno ispirato generazioni di mistici, sia sufi sia non sufi.
Il passo successivo del nostro percorso ci conduce dunque a esplorare questa opera, per coglierne la dimensione spirituale e il ruolo che ha avuto nella formazione dell’orizzonte mistico sciita.

 

Portale persiano con calligrafia sacra
(crediti immagine)
 
Gli esseri umani sono sovente alla ricerca di modelli di comportamento che siano di elevazione ed edificazione per la loro vita etica e spirituale. I personaggi esemplari rinsaldano i nostri valori ed ispirano il nostro cammino di perfezionamento umano. Riguardo al proprio comportamento, i musulmani si sono da sempre ispirati al modello esemplare fornito dal profeta Muhammad. Oltre a lui, altra figura di grande riferimento fu quella dell’Imam Ali, cugino e genero del Profeta stesso. Ali, caduto martire nell’anno 680, è l’evidente esemplificazione di come tutte le varie dimensioni dell’essere possano convivere armoniosamente in un’unica persona. Storicamente egli fu al contempo: un combattente estremamente coraggioso, un marito ed un padre amorevole, un giusto governante, il più compassionevole tra gli esseri umani, un santo dalle inarrivabili altezze spirituali e un autentico rivoluzionario etico, morale e sociale.

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Data: 05 Gennaio 2026
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Sciismo e Sufismo nella storia

Dopo aver esplorato la dimensione spirituale dello sciismo attraverso il Nahj al‑Balāgha, è utile ampliare lo sguardo e considerare come questa sensibilità mistica si sia intrecciata, nel corso dei secoli, con il più vasto universo del sufismo. Le radici comuni, le differenze dottrinali e le reciproche influenze tra queste due tradizioni costituiscono infatti uno dei nodi più significativi per comprendere la storia del misticismo islamico.
Il dialogo tra sciismo e sufismo non è stato lineare né privo di tensioni, ma ha generato forme di pensiero e di pratica che hanno segnato profondamente l’evoluzione spirituale dell’Iran e del mondo islamico in generale. Per cogliere la complessità di questo rapporto, è prezioso il contributo di studiosi che hanno saputo leggere tali dinamiche nella loro profondità storica e metafisica.
Il passo successivo del nostro percorso ci conduce dunque a un testo del filosofo iraniano Seyyed Hossein Nasr, che offre una riflessione ampia e articolata sulla relazione tra sciismo e sufismo, tanto nella loro essenza quanto nella loro storia.

 

 
 
Volta persiana a motivo stellare 
(crediti immagine)
 
Una delle questioni più difficili per quanto concerne la manifestazione del Sufismo nella storia islamica è la sua relazione con la Shi’a. Nel discutere questa intrigata e per certi versi complessa relazione, in principio e nell’essenza o alla luce della sua realtà metastorica, così come nel tempo e nella storia, non dobbiamo preoccuparci della critica troppo spesso ripetuta da certi orientalisti che mettono in dubbio il carattere islamico e coranico tanto della Shi’a quanto del Sufismo. Basandosi sulla supposizione a priori secondo cui l’Islam non è una rivelazione e, anche se annoverata tra le religioni, si tratterebbe soltanto di un’elementare “religione della spada” destinata ad un popolo semplice del deserto, questi pretesi critici rifiutano come non-islamico tutto quanto parla di gnosi (‘irfan) ed esoterismo, portando come prova della loro tesi la mancanza di testi storici nel periodo iniziale, come se il non-esistente in se stesso possa negare l’esistenza di qualcosa che può essere esistita senza lasciare indizi scritti che noi possiamo dissezionare e analizzare oggi.

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Data: 05 Gennaio 2026
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La gnosi nell’Islam sciita

 
Dopo aver considerato il rapporto tra sciismo e sufismo nella sua dimensione storica e metafisica, è utile soffermarsi su ciò che, all’interno della tradizione imamita, viene percepito come il nucleo più profondo e custodito dell’insegnamento spirituale. Lo sciismo, infatti, non si limita a una dottrina teologica o giuridica: esso si concepisce come depositario di una conoscenza interiore, trasmessa dagli Imam e radicata nella continuità della Rivelazione.
Questa dimensione, spesso indicata con il termine gnosi (ʿirfān), rappresenta il cuore esoterico dello sciismo e costituisce il fondamento su cui si sono sviluppate molte delle sue espressioni mistiche. Comprendere la natura di questo “deposito tradizionale” significa entrare in contatto con l’idea che la verità religiosa possieda livelli molteplici, alcuni dei quali accessibili solo attraverso una guida spirituale e un percorso di purificazione interiore.
Il prossimo passo del nostro percorso ci conduce dunque a un testo dedicato proprio a questo tema: una riflessione sulla gnosi sciita e sul ruolo che essa svolge nella trasmissione della sapienza islamica.

 

 
Motivo calligrafico persiano radiale
(crediti immagine)
 
Di fatto il deposito tradizionale conservato dalla Shi’a come pure il suo ‘sapere’ sono quasi totalmente sconosciuti al di fuori dei confini naturali nei quali essa ha trovato naturale sviluppo. Le poche cose che si sanno di ciò in Occidente si basano fondamentalmente su quello che di essa hanno detto i suoi detrattori. Su tali fonti si basano generalmente anche i ricercatori accademici e perciò le ricerche condotte sinora nelle nostre università non hanno aiutato a chiarire le reali istanze che stanno alla base della contrapposizione fra “sciismo” e “sunnismo”. Un caso a parte è l’opera dello studioso francese Henry Corbin che per 20 anni è stato a stretto contatto con le genti fra le quali tale Tradizione è ancor viva.  

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Data: 05 Gennaio 2026
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Mistica sciita e interpretazione coranica

 

Dopo aver approfondito la gnosi sciita come nucleo interiore della tradizione, possiamo ora volgere l’attenzione a uno dei suoi strumenti interpretativi più caratteristici: la lettura multilivello del testo sacro. Nella prospettiva imamita, il Corano non si esaurisce nel suo significato letterale (ẓāhir), ma custodisce dimensioni più profonde (bāṭin) che si rivelano progressivamente a chi percorre un cammino spirituale guidato.
Questa distinzione tra esteriorità e interiorità non è un semplice artificio esegetico, ma un modo di concepire la Rivelazione come realtà viva, stratificata e inesauribile. L’accesso ai suoi livelli più intimi richiede una disposizione interiore e una guida qualificata, elementi che collocano l’ermeneutica sciita in continuità con l’orizzonte dell’ʿirfān.
Per comprendere meglio come questa dialettica abbia modellato la lettura gnostica del Corano, proponiamo ora un approfondimento dedicato ai concetti di ẓāhir e bāṭin nella tradizione sciita.

 

 
 
Cupola islamica a motivi concentrici 
(crediti immagine)
 
Fin dalla sua compilazione, il Corano è stato oggetto di numerosi commentari teologici, letterari e giurisprudenziali, nonché di commentari con una vocazione più filosofica o addirittura mistica, il cui obiettivo è quello di evidenziare l’aspetto “interiore” (bâtini) e i significati nascosti del Corano. Tali commentari si basano sulla stessa idea centrale: la Parola di Dio contiene sia un aspetto apparente (zâhir) che uno nascosto (bâtin). A livello epistemologico, implicano anche che i mistici abbiano accesso a una comprensione della rivelazione coranica attraverso un tipo specifico di conoscenza basata non su concetti, ma su un ordine presente (huzuri) e visionario. 

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Data: 05 Gennaio 2026
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Ibn Arabi e il sufismo sciita

 
Dopo aver considerato la dialettica tra ẓāhir e bāṭin nell’interpretazione gnostica del Corano, possiamo ora ampliare ulteriormente il quadro, osservando come la riflessione sciita si sia confrontata con alcune delle grandi correnti speculative del misticismo islamico. Tra queste, la metafisica di Ibn ʿArabī occupa un posto centrale: la sua visione dell’unità dell’essere, la sua lettura simbolica del testo sacro e la sua concezione dell’uomo perfetto hanno esercitato un’influenza profonda anche in ambito imamita.
L’incontro tra l’esegesi sciita e il pensiero akbariano non è stato né immediato né uniforme, ma ha generato nel tempo forme originali di sintesi, in cui la centralità degli Imam si intreccia con le intuizioni universali del sufismo speculativo. Comprendere questo dialogo significa riconoscere come la tradizione sciita abbia saputo accogliere, rielaborare e talvolta trasformare elementi provenienti da altre correnti mistiche, integrandoli nel proprio orizzonte teologico ed ermeneutico.
Per approfondire questa trama di influenze e convergenze, proponiamo ora un contributo dedicato al rapporto tra esegesi coranica sciita, sufismo e metafisica di Ibn ʿArabī.

 

 
 Motivo stellare su cupola islamica 
(crediti immagine)
 
In questo capitolo indagherò la questione dell’impatto del pensiero di Muḥyī l-Dīn Ibn al- ʿArabī su un commentario coranico suf-sciita del tardo diciannovesimo secolo. Illustrando il posizionamento dell’autore del commentario rispetto alla polemica sulla dottrina della waḥdat al-wujūd (unità dell’esistente), che fu una costante della storia intellettuale dell’Islam a partire dai primi secoli dopo la morte dello Shaykh al-Akbar, con questo articolo intendo contribuire alla storia intellettuale del sufsmo e dello sciismo in epoca moderna e contemporanea

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Data: 05 Gennaio 2026
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Mulla Sadra Shirazi e la teosofia mistica sciita

Dopo aver osservato il dialogo tra esegesi sciita e metafisica akbariana, possiamo ora volgere l’attenzione a una delle figure che più profondamente hanno rinnovato il pensiero filosofico e spirituale dell’Iran safavide: Mullā Ṣadrā. La sua sintesi tra filosofia peripatetica, illuminazionismo e gnosi imamita rappresenta uno dei vertici della speculazione islamica, capace di integrare ragione, intuizione e rivelazione in un’unica visione organica.
Il suo contributo non si limita alla dimensione teorica: la dottrina del “primato dell’esistenza”, la concezione del viaggio spirituale e la centralità dell’essere come realtà dinamica hanno influenzato tanto la filosofia quanto la mistica sciita, offrendo un linguaggio nuovo per esprimere l’esperienza interiore e il cammino verso la conoscenza divina. Comprendere la sua opera significa entrare in contatto con una delle più alte espressioni dell’ʿirfān filosofico.
Per approfondire la portata di questa figura e il significato della sua eredità, proponiamo ora un contributo dedicato alla vita e al pensiero di Mullā Ṣadrā, attraverso la lettura di Seyyed Hossein Nasr.

 

 

Cupola persiana con oculus centrale  
(crediti immagine)

 

 
La visione cristiana medioevale dell’Islam non solo ha influenzato l’attitudine degli ultimi secoli verso l’Islam e la civiltà islamica in Europa, ma inoltre, attraverso la diffusione della cultura europea post-Rinascimentale, ha pure modellato la visione delle altre civiltà verso l’Islam ed anche dei musulmani verso sé stessi.
Questa influenza vale anche per i vari aspetti della civiltà islamica e per l’Islam come religione. Come risultato, ciò che è stato studiato nel mondo occidentale fino ad oggi sono stati principalmente quegli aspetti delle arti e scienze islamiche che contribuirono alla formazione della cultura dell’Alto Medio Evo nel mondo latino. Fino a poco tempo fa il resto è rimasto quasi trascurato (a). In nessuno luogo questo punto di vista è più evidente che nello studio delle dottrine filosofiche e metafisiche.

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Data: 05 Gennaio 2026
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L’uomo perfetto nalla mistica di Faydh Kashani

 

Dopo aver incontrato la figura di Mullā Ṣadrā e la sua sintesi filosofico‑mistica, possiamo ora soffermarci su uno dei suoi eredi spirituali più significativi: Mullā Fayḍ al‑Kāshānī. Pensatore, tradizionalista e mistico, Fayḍ rappresenta un punto di snodo fondamentale per comprendere come la filosofia sadriana sia stata recepita, trasformata e resa accessibile a un pubblico più ampio all’interno dello sciismo safavide.
Al centro della sua riflessione si trovano due temi cardine della metafisica islamica: l’Assoluto come realtà ultima e trascendente, e l’Uomo Perfetto come manifestazione piena delle possibilità dell’essere umano. In Fayḍ, questi concetti non rimangono astrazioni speculative, ma diventano strumenti per comprendere il ruolo dell’Imam, la struttura dell’esistenza e il cammino spirituale dell’individuo. La sua opera mostra come la gnosi sciita abbia saputo integrare la profondità metafisica con un forte radicamento etico e devozionale.
Per entrare più a fondo in questa visione, proponiamo ora un contributo dedicato proprio al pensiero di Mullā Fayḍ al‑Kāshānī e alla sua elaborazione dei concetti di Assoluto e Uomo Perfetto.

 

 
 Cupola persiana con luce centrale 
(crediti immagine)
 
Molto è stato scritto riguardo la base culturale e il sapere di Fayd al-Kashani. Quindi, questa introduzione sarà breve. Fayd è nato in una famiglia in cui tutti i membri furono considerati essere studiosi in ambito religioso. Il suo nome proprio era Muhammad ed il suo soprannome Muhsin. Successivamente gli fu conferito il titolo di Fayd dal famoso teosofo sciita, Mulla Sadra. Suo padre, che fu uno dei rinomati giuristi del suo tempo, si chiamava Mulla Murtada, conosciuto anche come Shah Murtada. Suo padre era il genero di Diya’ al-Urafa al-Razi, che fu un uomo di gusto e di conoscenza gnostica e raggiunse stazioni spirituali sublimi.
Nella sua biografia, che scrisse lui stesso, Fayd non riferisce nulla riguardo la sua data di nascita e dice solo che studiò le scienze letterarie, l’arabo, la logica e le scienze religiose quando fu uno studente di suo padre e di suo zio nei primi venti anni della sua vita. Poiché suo padre (Shah Murtada) morì nell’anno 1009 dell’Egira a Kashan (Iran), Fayd deve aver appreso solo i preliminari, ovvero, letteratura ed arabo, presso di lui e acquisì gran parte del suo sapere da suo zio, il figlio di Diya’ al-Urafa al-Razi.

 

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Data: 05 Gennaio 2026
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Figure del misticismo sciita moderno

 
A questo punto del nostro itinerario, in cui si sono delineate le grandi correnti della gnosi sciita e le sue figure fondative, diventa possibile volgere lo sguardo a personalità più recenti che hanno incarnato, in epoca moderna, la continuità vivente di questa tradizione. Tra queste spicca Sayyid Mīrzā ʿAlī Qāḍī Ṭabāṭabāʾī, spesso ricordato come una delle figure gnostiche più luminose del XX secolo iraniano, capace di trasmettere un insegnamento spirituale che univa rigore, interiorità e una profonda fedeltà all’eredità imamita.
La sua presenza carismatica, la sua pedagogia silenziosa e la sua influenza su intere generazioni di maestri – tra cui alcuni dei più importanti pensatori contemporanei – lo hanno reso un punto di riferimento imprescindibile per comprendere come l’ʿirfān abbia continuato a rinnovarsi anche in tempi segnati da trasformazioni politiche e culturali. La sua figura, talvolta paragonata a quella di Salmān al‑Fārisī per la sua statura spirituale, mostra come la gnosi sciita non sia soltanto un patrimonio dottrinale, ma una realtà vissuta e trasmessa attraverso uomini di eccezionale profondità.
Per entrare in contatto con questa dimensione più intima e biografica dell’ʿirfān contemporaneo, proponiamo ora un contributo dedicato alla vita e al significato spirituale di Sayyid Mīrzā ʿAlī Qāḍī Ṭabāṭabāʾī.
 
 

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Data: 05 Gennaio 2026
10

Figure del misticismo sciita moderno II

 

Dopo aver incontrato alcune delle grandi figure dell’ʿirfān filosofico e gnostico, è interessante volgere lo sguardo a un’altra dimensione attraverso cui la spiritualità sciita si è espressa: la poesia. Nell’opera di ʿAllāmah Sayyid Muḥammad Ḥusayn Ṭabāṭabāʾī, noto soprattutto come esegeta e filosofo, la parola poetica diventa infatti un veicolo privilegiato per articolare l’esperienza dell’amore divino e della bellezza come manifestazione del Reale.
La sua produzione poetica, meno conosciuta rispetto ai suoi scritti teoretici, rivela un volto intimo e contemplativo, in cui l’amore per il Bello (ḥusn) e la nostalgia per l’Assoluto si intrecciano con la tradizione mistica persiana. In questi testi, l’ʿirfān non è solo dottrina o metafisica, ma vibrazione affettiva, slancio dell’anima, ricerca di un linguaggio capace di dire l’indicibile. La poesia diventa così un’estensione naturale della sua visione filosofica, un luogo in cui concetti e simboli si trasformano in esperienza vissuta.
Per entrare in questa dimensione più lirica e meditativa dell’opera di Ṭabāṭabāʾī, proponiamo ora un approfondimento dedicato alla sua poesia mistica e al tema dell’amore come via di conoscenza.

 

 

Dettaglio ornamentale persiano con motivi floreali  (crediti immagine)

 

 
Quando in uno dei suoi momenti più duri si trovò in dubbio su quale via prendere, dopo che a Qom le sue lezioni di filosofia avevano destato scandalo e stupore presso gli ambienti più regretti alla materia, i quali le avevano apertamente osteggiate, Allāmah Sayyid Muḥammad Ḥusayn Ṭabāṭabā’ī (1321-1402/1904-1981) decise di consultare Hāfeẓ (m. 792/1389). Aprire il suo dīwān e trarre responsi (fāl‑e Ḥāfeẓ). Fu il grande poeta di Shiraz, attraverso il suo canto dell’Ineffabile, a dirgli inoppugnabilmente cosa fare

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Data: 05 Gennaio 2026
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Tra misticismo e politica: l’Imam Khomeini

 

Attraversata la dimensione lirica e contemplativa della poesia mistica di ʿAllāmah Ṭabāṭabāʾī, possiamo ora avvicinarci a un altro aspetto essenziale dell’esperienza spirituale sciita: la preghiera come via di conoscenza interiore. Nell’opera dell’Imam Khomeyni, spesso ricordato soprattutto per il suo ruolo politico, emerge infatti una sorprendente profondità mistica, in cui la ṣalāt diventa non solo un atto rituale, ma un viaggio dell’anima verso la Presenza divina.
Il suo trattato sul “segreto della preghiera” (sirr al‑ṣalāt) rivela un pensatore capace di unire rigore giuridico, sensibilità filosofica e intuizione gnostica. La preghiera, in questa prospettiva, non è un insieme di gesti esteriori, ma un processo di trasformazione interiore che coinvolge l’essere umano nella sua totalità. Attraverso simboli, livelli di consapevolezza e un’attenzione costante al cuore, Khomeyni mostra come la ṣalāt possa diventare un cammino di purificazione e di ritorno all’Assoluto.
Per entrare in questa dimensione più intima e meno conosciuta del suo pensiero, proponiamo ora un approfondimento dedicato al Sirr al‑Ṣalāt e alla concezione mistica della preghiera nell’opera dell’Imam Khomeyni.

 

 

     

Luce attraverso motivo geometrico islamico 
(crediti immagine)

 

 
Nel Nome d’Iddio che largisce ed elegge
   Sia lode a Iddio, Signore dei mondi, e la Sua benedizione sia su Muĥammad e sulla sua Famiglia immacolata, e la Sua maledizione su tutti i loro nemici fino al Giorno del Giudizio.
  Mio Iddio, concedici di percorrere, mercé della Tua Guida, la retta via che hai largito agli uomini, liberaci dalla tenebra dell’egoismo e dall’errore dell’orgoglio, consentici d’unirci al consesso delle genti del viaggio spirituale, e di godere del frutto della loro intimità, facci dono della santa stazione degli adepti della gnosi del cuore, solleva i veli di tenebra dell’ego ed i veli delle entità di luce, abbeverandoci alla fonte dell’intelletto, sino a che, giunti al culmine dell’ascesa alla Realtà, potremo unirci alla preghiera delle genti dell’inopia, e magnificarTi, facendo echeggiare la nostra lode nei quattro domini del mondo elementare, e nei quattro reami delle intelligenze.

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Data: 05 Gennaio 2026
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Il sufismo sciita contemporaneo

 
Giunti al termine di questo itinerario attraverso le molteplici forme dell’ʿirfān sciita – dalle sue radici storiche alle sue espressioni filosofiche, poetiche e spirituali – può essere utile soffermarsi su una prospettiva capace di intrecciare i diversi temi affrontati. Il testo proposto di seguito offre una sintesi articolata del misticismo sciita contemporaneo, mettendo in relazione la dimensione dottrinale con le sue manifestazioni storiche e viventi.
Nel dialogo tra ricerca accademica ed esperienza spirituale, l’analisi evidenzia la continuità di una tradizione che non si limita ai testi o alle scuole, ma si esprime attraverso figure, pratiche e comunità che ne custodiscono e rinnovano l’eredità. La riflessione mostra come la gnosi sciita, pur radicata in un patrimonio antico, mantenga una rilevanza attuale, offrendo strumenti interpretativi utili a comprendere il rapporto tra interiorità, rivelazione e trasformazione dell’essere umano.
A conclusione del nostro percorso, proponiamo dunque questa lettura, che raccoglie molti dei temi incontrati e invita a considerare il misticismo sciita come una tradizione dinamica, in costante dialogo con il mondo contemporaneo.

 

 

Volta del del Timcheh-ye Amin od-Dowleh
Gran Bazar di Kashan, Iran (crediti immagine)
 
 
 
 
 
Era l’ottobre del 2008, pochi mesi prima che in iran scoppiasse la più grande rivolta popolare dopo la rivoluzione del 1979-80, in seguito alle accuse di brogli mosse al presidente della Repubblica Islamica d’Iran dal candidato dell’area riformista, l’ex primo ministro Mîr Hoseyn Mûsavî, sostenuto da una larga coalizione che comprendeva, tra gli altri, un altro illustre ex, Mohammad Khâtamî.
Le immagini della cosiddetta “onda verde” (mowj-e sabz-e âzâdî, la “verde onda della libertà”), come venne battezzato a posteriori il movimento che squassò il panorama politico e sociale iraniano dalla tarda primavera 2009 sino all’inverno 2010, rimangono vivide nella memoria di chi seguì da vicino quel dramma: nel ferro, nel fuoco e, nel fumo di una Teheran in rivolta, la “verde onda della libertà” ridisegnava (mai come allora) i conini del possibile di una nazione. 
Il coraggio degli iraniani che sono scesi in piazza sfidando la repressione, aldilà di ogni considerazione di ordine politico, ha forse avuto una qualche funzione, un ruolo sotterraneo, quasi un innesco invisibile, nella serie di rivolte che dal 2011 hanno spazzato via mezzo secolo di architetture politiche del Medio oriente e che èsono state ribattezzatea, forse in modo frettolosamente ottimistico, “primavera araba”. alla luce del risultato delle elezioni presidenziali appena concluse (2013), viene da pensare che quel cerchio si sia chiuso e che un cauto e prudente ottimismo possa sostituire gradualmente il senso di impotenza che quelle elezioni lasciarono. Quelle immagini sono ancora nitide in me, ma sono anche assolutamente rilevanti nei paragrai che seguono, per due ragioni principali. 

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Data: 05 Gennaio 2026
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Bibliografia - Misticismo sciita

Data: 05 Gennaio 2026