La trasmissione del sapere è il pilastro portante della civiltà indiana classica, che si caratterizza anzitutto per la centralità della sua lingua sacra, il sanscrito, che non ne è semplicemente il veicolo, ma in gran parte anche l’oggetto: sono composti in sanscrito (o nel suo antecedente immediato, il vedico) tutti gli insegnamenti fondamentali che devono essere insegnati e trasmessi di generazione in generazione. L’istruzione è in primo luogo il processo che consiste nel fornire all’allievo la padronanza di uno strumento linguistico formidabile, che darà accesso a un corpus di insegnamenti vastissimo, e molto diversificato al suo interno. Tale corpus comprende anzitutto un insieme di componimenti poetici denominati “scienza [sacra]” (Veda) suddivisi in raccolte dedicate rispettivamente a inni, melodie cantate, formule sacrificali e formule di incantesimo (Ṛgveda, Sāmaveda, Yajurveda, Atharvaveda), e, in posizione gerarchicamente subordinata alle suaccennate quattro raccolte, ulteriori tre livelli, costituiti rispettivamente da testi sacerdotali, testi delle selve (così chiamati perché non possono essere insegnati in un contesto urbano o rurale ma devono essere trasmessi in luoghi riservati) e testi di carattere esoterico e iniziatico (brāhmaṇa, āraṇyaka, upaniṣad). La transizione dalle raccolte ai testi sacerdotali (saṃhitā, brāhmaṇa) segna anche il passaggio linguistico tra il vedico, lingua poetica in gran parte eslege, al sanscrito, lingua sacerdotale ipergrammaticalizzata, che nel corso del tempo perde via via ogni possibilità di essere lingua madre e diviene sempre più lingua normata che deve essere appresa in un contesto scolastico.