Dopo aver esplorato la dimensione spirituale dello sciismo attraverso il Nahj al‑Balāgha, è utile ampliare lo sguardo e considerare come questa sensibilità mistica si sia intrecciata, nel corso dei secoli, con il più vasto universo del sufismo. Le radici comuni, le differenze dottrinali e le reciproche influenze tra queste due tradizioni costituiscono infatti uno dei nodi più significativi per comprendere la storia del misticismo islamico.
Il dialogo tra sciismo e sufismo non è stato lineare né privo di tensioni, ma ha generato forme di pensiero e di pratica che hanno segnato profondamente l’evoluzione spirituale dell’Iran e del mondo islamico in generale. Per cogliere la complessità di questo rapporto, è prezioso il contributo di studiosi che hanno saputo leggere tali dinamiche nella loro profondità storica e metafisica.
Il passo successivo del nostro percorso ci conduce dunque a un testo di Seyyed Hossein Nasr, che offre una riflessione ampia e articolata sulla relazione tra sciismo e sufismo, tanto nella loro essenza quanto nella loro storia.

 

Una delle questioni più difficili per quanto concerne la manifestazione del Sufismo nella storia islamica è la sua relazione con la Shi’a. Nel discutere questa intrigata e per certi versi complessa relazione, in principio e nell’essenza o alla luce della sua realtà metastorica, così come nel tempo e nella storia, non dobbiamo preoccuparci della critica troppo spesso ripetuta da certi orientalisti che mettono in dubbio il carattere islamico e coranico tanto della Shi’a quanto del Sufismo. Basandosi sulla supposizione a priori secondo cui l’Islam non è una rivelazione e, anche se annoverata tra le religioni, si tratterebbe soltanto di un’elementare “religione della spada” destinata ad un popolo semplice del deserto, questi pretesi critici rifiutano come non-islamico tutto quanto parla di gnosi (‘irfan) ed esoterismo, portando come prova della loro tesi la mancanza di testi storici nel periodo iniziale, come se il non-esistente in se stesso possa negare l’esistenza di qualcosa che può essere esistita senza lasciare indizi scritti che noi possiamo dissezionare e analizzare oggi.
La realtà della Shi’a e del Sufismo come aspetti integranti della rivelazione islamica è di una chiarezza troppo abbagliante per ignorarla o giustificarla sulla base di un tendenzioso argomento storico. Il frutto è lì a dimostrare che l’albero ha le sue radici in un suolo che lo nutre; e il frutto spirituale può darlo soltanto un albero le cui radici affondano in una verità rivelata.

 

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