In questo percorso, dopo aver delineato le radici storiche e le molteplici forme del misticismo sciita, possiamo avvicinarci a una delle sue fonti spirituali più influenti. Comprendere come sciismo, sufismo e ʿirfān si siano intrecciati nel corso dei secoli ci permette infatti di riconoscere la profondità delle intuizioni che hanno plasmato la sensibilità mistica dell’Islam imamita.
A questo punto, è naturale rivolgere lo sguardo ai testi che, più di altri, hanno contribuito a definire l’immaginario spirituale degli sciiti. Il Nahj al‑Balāgha, attribuito all’Imam ʿAlī, offre una chiave privilegiata per entrare nel cuore di questa tradizione: nei suoi sermoni, nelle sue lettere e nei suoi detti si riflettono una visione etica, una tensione interiore e un linguaggio della trascendenza che hanno ispirato generazioni di mistici, sia sufi sia non sufi.
Il passo successivo del nostro percorso ci conduce dunque a esplorare questa opera, per coglierne la dimensione spirituale e il ruolo che ha avuto nella formazione dell’orizzonte mistico sciita.
Gli esseri umani sono sovente alla ricerca di modelli di comportamento che siano di elevazione ed edificazione per la loro vita etica e spirituale. I personaggi esemplari rinsaldano i nostri valori ed ispirano il nostro cammino di perfezionamento umano. Riguardo al proprio comportamento, i musulmani si sono da sempre ispirati al modello esemplare fornito dal profeta Muhammad. Oltre a lui, altra figura di grande riferimento fu quella dell’Imam Ali, cugino e genero del Profeta stesso. Ali, caduto martire nell’anno 680, è l’evidente esemplificazione di come tutte le varie dimensioni dell’essere possano convivere armoniosamente in un’unica persona. Storicamente egli fu al contempo: un combattente estremamente coraggioso, un marito ed un padre amorevole, un giusto governante, il più compassionevole tra gli esseri umani, un santo dalle inarrivabili altezze spirituali e un autentico rivoluzionario etico, morale e sociale.
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