Giunti al termine di questo itinerario attraverso le molteplici forme dell’ʿirfān sciita – dalle sue radici storiche alle sue espressioni filosofiche, poetiche e spirituali – può essere utile soffermarsi su una prospettiva capace di intrecciare i diversi temi affrontati. Il testo proposto di seguito offre una sintesi articolata del misticismo sciita contemporaneo, mettendo in relazione la dimensione dottrinale con le sue manifestazioni storiche e viventi.
Nel dialogo tra ricerca accademica ed esperienza spirituale, l’analisi evidenzia la continuità di una tradizione che non si limita ai testi o alle scuole, ma si esprime attraverso figure, pratiche e comunità che ne custodiscono e rinnovano l’eredità. La riflessione mostra come la gnosi sciita, pur radicata in un patrimonio antico, mantenga una rilevanza attuale, offrendo strumenti interpretativi utili a comprendere il rapporto tra interiorità, rivelazione e trasformazione dell’essere umano.
A conclusione del nostro percorso, proponiamo dunque questa lettura, che raccoglie molti dei temi incontrati e invita a considerare il misticismo sciita come una tradizione dinamica, in costante dialogo con il mondo contemporaneo.

 

 

Volta del del Timcheh-ye Amin od-Dowleh
Gran Bazar di Kashan, Iran (crediti immagine)
 
 
 
 
 
Era l’ottobre del 2008, pochi mesi prima che in iran scoppiasse la più grande rivolta popolare dopo la rivoluzione del 1979-80, in seguito alle accuse di brogli mosse al presidente della Repubblica Islamica d’Iran dal candidato dell’area riformista, l’ex primo ministro Mîr Hoseyn Mûsavî, sostenuto da una larga coalizione che comprendeva, tra gli altri, un altro illustre ex, Mohammad Khâtamî.
Le immagini della cosiddetta “onda verde” (mowj-e sabz-e âzâdî, la “verde onda della libertà”), come venne battezzato a posteriori il movimento che squassò il panorama politico e sociale iraniano dalla tarda primavera 2009 sino all’inverno 2010, rimangono vivide nella memoria di chi seguì da vicino quel dramma: nel ferro, nel fuoco e, nel fumo di una Teheran in rivolta, la “verde onda della libertà” ridisegnava (mai come allora) i conini del possibile di una nazione. 
Il coraggio degli iraniani che sono scesi in piazza sfidando la repressione, aldilà di ogni considerazione di ordine politico, ha forse avuto una qualche funzione, un ruolo sotterraneo, quasi un innesco invisibile, nella serie di rivolte che dal 2011 hanno spazzato via mezzo secolo di architetture politiche del Medio oriente e che èsono state ribattezzatea, forse in modo frettolosamente ottimistico, “primavera araba”. alla luce del risultato delle elezioni presidenziali appena concluse (2013), viene da pensare che quel cerchio si sia chiuso e che un cauto e prudente ottimismo possa sostituire gradualmente il senso di impotenza che quelle elezioni lasciarono. Quelle immagini sono ancora nitide in me, ma sono anche assolutamente rilevanti nei paragrai che seguono, per due ragioni principali. 

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