Giunti al termine di questo itinerario attraverso le molteplici forme dell’ʿirfān sciita – dalle sue radici storiche alle sue espressioni filosofiche, poetiche e spirituali – diventa prezioso soffermarsi su uno sguardo capace di tenere insieme i fili che abbiamo attraversato. L’incontro con la prospettiva di Alessandro Cancian offre proprio questo: una lettura ampia, sensibile e rigorosa del misticismo sciita contemporaneo, attenta tanto alla profondità dottrinale quanto alle sue manifestazioni viventi.
Nel dialogo tra ricerca accademica e esperienza spirituale, Cancian mette in luce la continuità di una tradizione che non si esaurisce nei testi o nelle scuole, ma si rinnova attraverso figure, pratiche e comunità che ne custodiscono l’eredità. Il suo contributo permette di cogliere come la gnosi sciita, pur radicata in un patrimonio antico, continui a parlare al presente, offrendo categorie e intuizioni capaci di illuminare il rapporto tra interiorità, rivelazione e trasformazione dell’essere umano.
Per concludere il nostro percorso, proponiamo dunque questa riflessione, che non solo sintetizza molti dei temi affrontati, ma invita anche a considerare il misticismo sciita come una tradizione viva, in dialogo costante con il mondo contemporaneo.
Era l’ottobre del 2008, pochi mesi prima che in iran scoppiasse la più grande rivolta popolare dopo la rivoluzione del 1979-80, in seguito alle accuse di brogli mosse al presidente della Repubblica Islamica d’Iran dal candidato dell’area riformista, l’ex primo ministro Mîr Hoseyn Mûsavî, sostenuto da una larga coalizione che comprendeva, tra gli altri, un altro illustre ex, Mohammad Khâtamî.
Le immagini della cosiddetta “onda verde” (mowj-e sabz-e âzâdî, la “verde onda della libertà”), come venne battezzato a posteriori il movimento che squassò il panorama politico e sociale iraniano dalla tarda primavera 2009 sino all’inverno 2010, rimangono vivide nella memoria di chi seguì da vicino quel dramma: nel ferro, nel fuoco e, nel fumo di una Teheran in rivolta, la “verde onda della libertà” ridisegnava (mai come allora) i conini del possibile di una nazione.
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