La presenza araba in Sicilia si configura come uno degli esiti dell'espansione araba nel Mediterraneo. Maria Giovanna Stasolla descrive i caratteri peculiari del fenomeno, non limitati alla sola Sicilia, ma legati primariamente alla penisola iberica e, successivamente, all'intera Italia insulare e meridionale, in un saggio dal titolo Gli Arabi disponibile online all'interno della raccolta Il Mondo dell'Archeologia pubblicata dall'Istituto Treccani.

 

Nell’ambito del patrimonio archeologico dell’Europa sono individuabili, con diversa rilevanza, le tracce di una presenza islamica che interessò, con modalità differenti, i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo dall’VIII al XVI secolo, dapprima in Spagna, nell’Italia del Sud e nelle isole del Mediterraneo e poi, dalla metà del XIV secolo, nei Balcani. 
Quella che è stata definita “l’ultima grande migrazione semitica” portò gli Arabi, appena convertiti al monoteismo predicato dal profeta Muhammad (morto nel 632 d.C.), alla conquista del Vicino Oriente e quindi ad affacciarsi nel Mediterraneo nella prima metà del VII secolo. Occupate Cesarea (640) e Alessandria (645) e impadronitisi così degli arsenali bizantini, gli Arabi poterono disporre di una flotta che non tardò a conseguire vittorie sensazionali, pari a quelle che l’esercito continuava a riportare sulla terraferma. Qui, nel giro di qualche decennio, fu conquistato un territorio vastissimo che si estendeva dal Maghreb all’attuale Afghanistan e al bacino dell’Indo (710). Paradossalmente, l’espansione del mondo musulmano nel Mediterraneo nasce da una “insubordinazione”

 

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Mappa delle conquiste islamiche prima della conquista della Sicilia. Fonte: Editrice La Scuola