Dopo aver considerato il rapporto tra sciismo e sufismo nella sua dimensione storica e metafisica, è utile soffermarsi su ciò che, all’interno della tradizione imamita, viene percepito come il nucleo più profondo e custodito dell’insegnamento spirituale. Lo sciismo, infatti, non si limita a una dottrina teologica o giuridica: esso si concepisce come depositario di una conoscenza interiore, trasmessa dagli Imam e radicata nella continuità della Rivelazione.
Questa dimensione, spesso indicata con il termine gnosi (ʿirfān), rappresenta il cuore esoterico dello sciismo e costituisce il fondamento su cui si sono sviluppate molte delle sue espressioni mistiche. Comprendere la natura di questo “deposito tradizionale” significa entrare in contatto con l’idea che la verità religiosa possieda livelli molteplici, alcuni dei quali accessibili solo attraverso una guida spirituale e un percorso di purificazione interiore.
Il prossimo passo del nostro percorso ci conduce dunque a un testo dedicato proprio a questo tema: una riflessione sulla gnosi sciita e sul ruolo che essa svolge nella trasmissione della sapienza islamica.
 
Di fatto il deposito tradizionale conservato dalla Shi’a come pure il suo ‘sapere’ sono quasi totalmente sconosciuti al di fuori dei confini naturali nei quali essa ha trovato naturale sviluppo. Le poche cose che si sanno di ciò in Occidente si basano fondamentalmente su quello che di essa hanno detto i suoi detrattori. Su tali fonti si basano generalmente anche i ricercatori accademici e perciò le ricerche condotte sinora nelle nostre università non hanno aiutato a chiarire le reali istanze che stanno alla base della contrapposizione fra “sciismo” e “sunnismo”. Un caso a parte è l’opera dello studioso francese Henry Corbin che per 20 anni è stato a stretto contatto con le genti fra le quali tale Tradizione è ancor viva.  

 

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