Antonio Rigopoulos, docente di indologia e tibetologia dell'Università Ca' Foscari di Venezia, nell'articolo Asceti e termitai. A proposito di Buddhacarita 7, 15, propone una lettura dello Yoga attraverso l'esame di fonti letterarie di ambito induista e buddhista che illustrano con chiarezza sia la figura dello yogin, l'asceta che segue la via psico-fisiologica e filosofica dello Yoga, sia le connessioni tra ascetismo induista e buddhista.

 

Nell’immaginario indiano i termitai (valmīka), spesso impropriamente denominati formicai, sono luoghi prediletti dagli yogin e il nesso che collega gli uni agli altri è ben documentato in letteratura. Esso s’inquadra nella più generale fuga mundi dell’asceta, nel suo rigetto dell’habitat umano (kṣetra) e nella sua volontà di reintegrarsi alla natura, assimilandosi al dominio della selva (vana). I termitai sono infatti associati al vana, la loro presenza essendo una caratteristica delle aree silvane. Nelle cosiddette Upaniṣad della rinuncia (saṃnyāsa) il termitaio è uno dei luoghi che il sommo rinunciante (paramahaṃsa) è chiamato a eleggere a sua momentanea dimora, generalmente per trascorrervi la notte.

 

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